Ari: Crash finale?

Credeteci, avremmo preferito scrivere di altro almeno in questa occasione. Ma le carte che puntualmente ci arrivano, quindi documenti che provano certe situazioni parlano chiaro. Tante volte abbiamo detto e raccontato di situazioni di conflitto all’interno del CDN Ari, tante volte abbiamo sperato che la situazione potesse, con la buona volontà di tutti – nessuno escluso, migliorare, distendersi verso acque meno agitate.

Insomma, abbiamo voluto credere che, in qualche modo attese anche le disponibilità emerse a Montichiari, i problemi che da anni attanagliano l’Ari in una situazione divenuta incandescente, potessero essere affrontati con serenità e quindi risolti.

Purtroppo ci siamo sbagliati, siamo stati succubi di una visione “romantica” degli accadimenti per cui l’epilogo è stato, ed è,  dei peggiori.

Veniamo a noi: come sapete l’assemblea straordinaria è stata convocata per il 2 luglio p.v. Non sappiamo con quale autorità e legittimità tale formale convocazione sia stata emanata poiché, è necessaria una  delibera di CDN che come sappiamo non riesce neanche a riunirsi. Sappiamo altresì che alcuni C.R. hanno delegato formalmente i Presidente a convocare l’assemblea: tutto suffragato da un parere legale. Atteso ciò, registriamo in questi giorni l’ennesima defezione, di cui già vi abbiamo dato conto: dopo le dimissioni di molti consiglieri del Cdn dalle loro cariche, sono di qualche giorno fa anche quelle da Vice Presidente Nazionale di Mauro Pregliasco, già segretario Generale dell’Associazione.

In verità ci aspettavamo da tempo questa mossa constatato il suo allontanamento, non crediamo volontario, dettato da motivazioni di cui vi abbiamo reso partecipi in un articolo pubblicato subito dopo la Fiera di Pompei. Tutto è maturato evidentemente in questi giorni e dopo uno scambio di mail duro tra lo stesso e I8IEM (una sintesi è stata pubblicata su www.progettoari.com), nella quale sono emerse notevoli punti di frizione sulla gestione dell’associazione, oramai accentrata su solo 2 soggetti dei 9 consiglieri del CDN.

Diciamo che umiliazioni e fuoco di sbarramento erano sotto gli occhi di tutti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso dovrebbe essere stata la totale mancanza di attenzione e considerazione dovuta ad un consigliere: Pregliasco aveva chiesto di inserire nell’OdG della prossima assemblea la questione della sede dell’associazione, diffidando al contempo di intraprendere qualsiasi azione in regime di ordinaria amministrazione. Su questa questione (la sede) su cui i soci erano tenuti all’oscuro, Pregliasco ha ritenuto di prendere le distanze ufficialmente  ricordano al presidente pro tempore che il Cdn si trova in ordinaria amministrazione e che per una decisione così importante, anzi storica, dovrebbero essere assunte deliberazioni apposite e condivise, soprattutto non in contrasto con altre decisioni  (ndr: l’assemblea non aveva detto che nei nuovi uffici doveva andare Ari? Cosa è successo nel frattempo?).

Quindi, dimissioni formali datate 23 maggio, ampiamente motivate in una lettera ufficiale. Dobbiamo dire, a onor del vero e questo è scritto nella lettera di Pregliasco, che lo stesso non ha abbandonato la barca ma si è detto disponibile a dare una mano.

Pregliasco parla della sua rinuncia alla segreteria generale (2 luglio 2010) come un atto inteso a rasserenare i rapporti interni agli organi associativi e anche verso i dipendenti precisando che dopo l’assemblea di Varese, sono continuati nei suoi confronti “azioni di killeraggio”, anzi si sono rinvigorite.  Pregliasco, nella sua lettera, ammette candidamente che avrebbe dovuto dimettersi al tempo delle dimissioni degli altri consiglieri, “Belvederi, G. Sanna, Desenibus, Simoncini e anche dell’ing. Crescenzi”.

Mauro Pregliasco non manca di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, allorché dichiara testualemente: “è evidente che qualcuno per invidia o per non conoscenza dei fatti, sta tentando di minare equilibri già critici”. Parla poi di una presunta lotta di potere all’interno dell’associazione, nella quale chi viene avvertito come ostacolo viene automaticamente allontanato.

Quindi la parte nella quale rassegna le dimissioni con effetto immediato non essendo estranee alla sua decisione le tante richieste di chiarimento su Ediradio, sulla gestione delle cause legali e sui provvedimenti o non provvedimenti nei confronti dei soci.

“Il mio silenzio non deve essere inteso come accondiscendenza o di rifiuto delle mie responsabilità, termina Pregliasco, non potendomi dimettere anche da Consigliere per una promessa fatta al Prefetto di Milano in data 16 novembre us.”

In verità e senza volerci prendere meriti di sorta, avevamo consigliato più volte a Pregliasco di dimettersi dalle sue cariche e di favorire, atteso i ruoli che ha svolto in ARI, un processo di informazione verso i soci che hanno tutto il diritto ad essere informati. Lo stesso consiglio era stato rivolto alla Simoncini quasi due anni fa. Pensiamo che se all’epoca si fossero manifestati tanti e tali disagi, oggi, con ogni probabilità, vivremmo tempi migliori.

Crediamo di non essere profeti ma di giudicare con occhio critico talune situazioni e soprattutto di aver imparato a conoscere talune persone. Infatti il problema è tutto qui: quando andavamo in giro dicendo e scrivendo che già questo CDN  era nato male (anche con un problema di rappresentanza del tutto evidente poiché in Presidente pro tempore ha ricevuto meno voti di tutti anzi, non era stato proprio eletto e se siede sullo scranno più alto lo si deve solo alle dimissioni di Mastino (forse anche indotte) per i noti fatti accaduti) e   che aveva subìto una involuzione dal momento in cui taluni avevano assunto cariche dirigenziali (ci riferiamo alla elezione a Presidente di I8IEM), tutti ci rispondevano con sorriseti increduli e sogghignanti. Oggi quelle stesse persone ci danno piena ragione. Va da se che apprezziamo poiché solo gli stupidi non cambiano opinione, dimostrando tutta l’arroganza dettata dall’essere ignoranti.

Ma facciamo un piccolo passo indietro anche per rendervi partecipi dello scontro tra Pregliasco e Migliaccio, concretizzatosi, come detto. in uno scambio di mail a dir poco burrascoso:

Pregliasco, tra l’altro, esordisce invitando Migliaccio a rivalutare le affermazioni fatte nella mail, sulla base di fatti concreti e senza pregiudizi definendo talune dichiarazioni come basse accuse e velate minacce dettate da un’anomala disinvoltura di giudizio ecc.

Caro Mauro, riusciamo persino a comprenderti e non esageriamo nel dire che questo viatico lo abbiamo già percorso e descritto in vari articoli su questo sito e che abbiamo definito come METODO Calabria: non ci eravamo sbagliati.

Pregliasco critica puntualmente le affermazioni del presidente anche le modalità di convocazione dell’assemblea circa il mancato invio di documentazione ai CC.RR. (almeno a coloro che non avevano richiesto l’assemblea, come la Calabria o altri poichè evidentemente e ufficialmente sono totalmente disinformati), poiché così stabilisce il regolamento di attuazione (artt. 17.3, 17.4). Non sono esenti da critiche la gestione del progetto finanziato dal DPC, mai approvato in assemblea anzi BOCCIATA a Varese.
A questo proposito vorremmo capire tutto l’iter burocratico che, da una sonora bocciatura assembleare (per cui il progetto non doveva proprio essere presentato), si è arrivati al finanziamento erogato dal DPC. Crediamo che la pratica presentata al DPC dovesse essere  suffragata dal parere positivo dell’assemblea, a meno che il Presidente non intenda il progetto approvato con il bilancio 2011 ma, voci ricorrenti, appare che il bilancio 2011 sia stato approvato con 50.000€ di rosso: e allora? Tutti zitti? sul sito Ari mutismo assoluto anzi da molto tempo non c’è neanche lo statuto.

Come avete letto, ovviamente per sommi capi, e anche compreso, la situazione oramai non è più sostenibile. Questa volta veramente c’è bisogno di una repentina inversione di rotta e andare al Referendum senza alcuna sorta di dubbio. Tante sono state le illegittimità conclamate di questa gestione che possiamo definire fallimentare. Come ha scritto Nino Candia in una lettera, “i due direttivi precedenti hanno concluso la loro esistenza drammaticamente, questo FARSESCAMENTE”.

Non possiamo che condividere.

Ovviamente attendiamo smentite ufficiali e soprattutto scritte (no telefono).

Redazione Redazione

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